Olio,
conserve,
barattoli e…
Cioccolato!

Dagli olii extravergini ai sottoli, passando per sughi, salse, condimenti, arrivando fino agli ortaggi e al pesce per poi finire con un morso di dolcezza! Non è carne, ma chi ci fa caso?

Tra latte, bottiglie, barattoli e scatole, c’è un mondo intero da assaggiare. Per l’olio ci affidiamo ai consigli di Simona Cognoli di Oleonauta, assaggiatrice esperta che ci cura la selezione di extravergini, come quelli della famiglia Viola, olivicoltori sulle colline di Sant’Eraclio in Umbria dall’800, o i molisani collinari di Monteroduni di Principe Pignatelli.

E l’extravergine è alla base dei confezionati sottovetro, come la selezione di Maurizio Vulcano che nell’omonima isola eoliana confeziona in vari tagli (tranci, tarantello, buzzonaglia, ventresca) il tonno Alalunga pescato tra Alicudi e Filicudi, assieme a prodotti come il capuliato (un battuto di pomodoro “siccagno”), la salsa al finocchietto selvatico, l’immancabile patè di capperi di Vulcano e marmellate indimenticabili (cedri, fichi neri…).

Da Anzio ci arrivano i sottolî e i preparati di Manaide (un nome che è un programma: così erano chiamate le imbarcazioni che già nel ‘700 solcavano i mari di fronte alle coste laziali): pesce povero come sardine, alici, la ventresca di palamita, murici, telline fino alla colatura di alici.

Gli ortaggi sono ben rappresentati dal pomodorino del piennolo del Vesuvio DOP, coltivato sui suoli di origine lavica del complesso vulcanico Somma-Vesuvio, e dal peperone crusco di Senise IGP, “l’oro rosso lucano” nelle varietà tronco, appuntito e uncino, messo ad essiccare in lunghe serte prima di passare brevemente al forno.

Legumi della tradizione, come la tenera fagiolina di Arsoli, storicamente coltivata nella valle dell’Aniene e la cui bassa resa produttiva ne aveva quasi determinato l’estinzione, oppure la piccola e saporitissima lenticchia di Santo Stefano di Sessanio che cresce oltre i mille metri e solo sulle pendici del Gran Sasso, entrambi presidi Slow Food.

E per chiudere in bellezza il patè e le confetture a base di zafferano, il miele di ape nera sicula presidio Slow Food, le mostarde di frutta, il cioccolato in purezza assoluta di Claudio Corallo che da oltre quarant’anni seleziona e gestisce l’intera produzione dalle piantagioni alle tavolette, quello di Cacao Crudo, prima azienda italiana a scegliere l’omonima metodologia di produzione e il plurupremiato biologico, biodinamico e monorigine ecuadoriano di Pacari.
Nel periodo natalizio e pasquale non mancano ovviamente i panettoni, i pandori e le colombe artigianali.